Crederci
Non avere mai paura di credere nelle tue idee.
Pensa che anche al genio che ha inventato il prosciutto e melone la madre continuava a ripetere “Cretino! Ma che fai? Mangi il maiale con la frutta?”.
- Insinuato da Dania il 22 luglio 2011
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Cose che scrivo qui così mia madre legge e non mi chiama
La prossima settimana parto per il Brasile. Rientro a metà agosto. Poi proverò a ripartire per Parigi. E a non rientrare più.
Non ho ancora trovato casa a Milano. Non so se voglio trasferirmi a Milano. Sarebbe più comodo che Milano si trasferisse da me. Io aspetto.
Forse ho capito cosa voglio fare da grande. L’ho capito appena ho scoperto di essere già grande. Le cose ti succedono. A volte sono quelle giuste. A volte sono quelle sbagliate e ci bevi su.
Non sono mai stata così al verde e non me n’è mai fregato così poco dei soldi. È un modo stupido e bellissimo di vivere.
Sono tornati i Macchianera Blog Awards. Se mi candidate ancora come blogger erotica, vi si seccherà lo scroto, vi cadrà e al suo posto vi crescerà un libro di poesie di Bondi.
- Insinuato da Dania il 19 luglio 2011
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Tutto il deserto
Sai cosa mi è tornato in mente?
Quella volta che volevamo partire per l’Africa e viaggiare sulle jeep e fermarci nei posti e parlare con la gente e mangiare con loro e poi arrivare in Mali e vedere il Festival au Désert e stare lì a ballare e ascoltare musica e vedere ancora l’alba nel deserto.
Quella volta che avevamo comprato le mappe e le tenevamo in camera tua e avevamo pianificato e pensato a quanto avremmo dovuto risparmiare e mettere da parte e che tu non ti saresti comprato la vespa nuova e io avrei spostato la fine degli esami.
Quella volta che abbiamo detto facciamolo, ma ci pensi che figata e poi staremo attenti, non correremo pericoli, eviteremo i confini instabili, aiuteremo la gente, ci faremo aiutare, impareremo e ascolteremo.
Poi non siamo partiti e dicevamo lo faremo dopo, quando avremo tempo, quando anche tu ti sarei laureato e poi quando avremmo trovato un lavoro e un po’ di soldi e poi quando avremmo avuto le ferie e quando i nostri amori sarebbero stati disponibili e quando sarebbero finite le rogne e i disagi e i grattacapi.
Poi non siamo partiti e abbiamo smesso di parlarne.
Oggi mi è tornato in mente quel viaggio mancato e tutta quell’Africa che non abbiamo visto e tutto il deserto che ci è cresciuto intorno e tutta la musica speciale che non abbiamo ascoltato.
Ci ho pensato un po’, poi ho preparato il caffè.
- Insinuato da Dania il 14 luglio 2011
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Come Forrest Gump
Da quel giorno lì che ho sentito la frattura, ho iniziato a correre prima che la crepa si allargasse troppo.
E più correvo più si allargava e io mi dicevo devo andare avanti, non mi devo fermare, non mi devo fermare.
Da quel giorno che ho sentito che tutto si era rotto, ho iniziato a correre e avrei voluto trascinarti per mano e farti correre con me e non farti cadere nella crepa e dirti salta, salta adesso che ce la possiamo fare e non dobbiamo fermarci, non dobbiamo fermarci.
Da quel giorno lì che ho sentito quel boato, che era dentro, proprio in fondo, e io pensavo che si fermasse il mondo, invece era un rumore assordante solo nel mio troppo silenzio, ho iniziato a correre e non sono riuscita, non ce l’ho fatta, a dire tutto, a finire tutto, a chiudere tutto, a salvare tutto.
Ogni tanto mi dicevo devo tornare indietro e continuavo a correre e poi mi giravo e mi dicevo ma forse anche lui, anche loro mi corrono dietro e vogliono raggiungermi e non mi lasceranno sola.
Da quel giorno che ho sentito che era il momento, che niente sarebbe più stato lo stesso, che non ce l’avevo fatta, che non c’era salvezza, non c’erano ritorni, ho iniziato a correre e ho corso così tanto che non avevo più fiato e non avevo più forze e non avevo più strada e non avevo più meta.
E poi oggi mi sono ritrovata così, a correre senza fermarmi, in Corso Buenos Aires e c’era un caldo torrido e c’era la folla che mi passava accanto e c’erano cose che avevo già visto e niente mi apparteneva ed era un luogo anonimo e largo e con troppa luce.
E allora mi sono fermata. Ché se corri e corri e corri per mesi, tra le macerie, tra il vuoto e il troppo pieno, e poi ti ritrovi lì, in questa Milano che è sempre di tutti e di nessuno, in cui non ti senti mai estranea e mai a casa, piena di cose da fare e con poche persone a cui dire, se corri e corri per mesi e ti trovi, col mal di piedi e con la testa piena, in Corso Buenos Aires, con la canicola e i pensieri ammassati e senza nessuno che ti aspetta e senza nessun impegno, se corri e corri, poi dici basta, ho corso troppo, adesso basta.
Ho corso abbastanza per sfuggire a tutto e ho lasciato tutto alle spalle e ho perso tutto e correndo ho trovato cose nuove, ma non le ho portate dietro con me, perché correndo devi stare leggera, senza bagagli, senza fardelli.
Ho corso abbastanza e mi fermo.
Sono un po’ stanchina.
- Insinuato da Dania il 12 luglio 2011
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Un po’ funziona
Per sopravvivere, tutta la vita, mi sono sempre aggrappata ai pensieri felici.
Il pensiero felice è quello che, mentre nuoti in un mare di escrementi e la vita non va e il lavoro non va e i soldi non ci sono e la salute c’è e non c’è e l’amicizia boh e i chili di troppo e la malinconia, lui, il pensiero quello felice, ti tiene a galla, ti separa dal brutto, ti rasserena, ti fa avere speranza.
Il pensiero felice è quello che ti fa sorridere all’improvviso, quello che ti racconti la sera, prima di andare a dormire, quello che, quando proprio non ce la fai più, ti fa fare un passo e poi un altro passo ancora.
Il pensiero felice è il rifugio, è il nascondiglio, è il momento in cui non avere paura.
Per sopravvivere, tutta la vita, mi sono aggrappata ai pensieri felici.
Poi finivano e ne arrivavano di nuovi. E poi finivano e poi arrivavano.
A volte i miei pensieri felici erano persone, e le persone sono i pensieri più felici e i più fragili e, andando via, trascinano lontano sorriso e speranze.
I giorni senza il pensiero felice sono quelli in cui dormi male, in cui non hai voglia, in cui non pensi a domani, ma solo a ieri.
Ci sono questi giorni qui e il pensiero felice ancora non arriva.
Allora mi aggrappo al vino e ai saldi.
Un po’ funziona.
- Insinuato da Dania il 11 luglio 2011
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Quella cosa che
Dania: «Mi piace molto quella cosa che fai con le labbra.»
M.: «Quando le mordo un po’?»
D.: «No, quando le tieni chiuse e non scassi il cazzo!»
- Insinuato da Dania il 11 luglio 2011
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Aspettando
Sono passati sei mesi.
Lavoro molto meno, faccio cose che mi piacciono molto. Guadagno più o meno lo stesso, ma è tutto pagato a novanta, centoventi giorni. Scrivo tanto, leggo meno di quello che vorrei, parlo molto, viaggio sempre, tutte le settimane, più volte alla settimana, prendo treni, dormo da amici, dormo in hotel, dormo in monolocali in prestito. Quando riesco. Per il resto non dormo, prendo sonniferi, se li dimentico sto sveglia, guardo gli oggetti, penso, ripenso, rifletto, penso, ricostruisco.
Esco con persone che non frequentavo da anni, esco con persone che non avevo mai visto. Bevo, mangio poco, faccio sport, provo a non ingrassare di nuovo, provo vestiti, compro vestiti, pago con la carta, controllo il saldo della carta.
Cerco casa, torno a casa, compro casa, vendo casa, pago affitti, pago spese.
Sono passati sei mesi e ho vissuto tre vite.
Ho cambiato la pelle, svuotato la testa con un cucchiaio da zuppa. Ha fatto male, malissimo. Adesso lascio che si asciughi prima di riempirla di nuovo.
Sono passati sei mesi dall’inizio della nuova vita, ma proprio tutta nuova e che fatica! e che difficile! e il senno di poi sempre col fiato sul collo.
Sono passati sei mesi – ecchecazzo! – e ho pianto, sospirato, fatto strage di fantasmi, pulito, aperto le finestre, comprato sandali nuovi, visto il mare, fatto spazio, comprato vino buono, pettinato i capelli, lucidato le labbra.
Adesso mi siedo e aspetto le cose belle.
- Insinuato da Dania il 7 luglio 2011
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Da capo
Ricostruirsi una vita è faticosissimo.
Soprattutto se hai dato l’appalto alle persone sbagliate.
- Insinuato da Dania il 4 luglio 2011
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Nel frattempo
I racconti sul precariato di un vecchio concorso di Zop sono diventati un meraviglioso ebook, che potete scaricare gratuitamente dal sito di CastelloVolante, dal 1° luglio.
Dentro ci trovate anche il mio “SSP: Scuola di Specializzazione per Precari”.

Il 9 luglio, la Stiletto Academy sarà a Roma, all’Accademia L’Oréal di piazza Mignanelli, per l’evento Stiletti Romani.
Le iscrizioni (gratuite) sono aperte qui. Vi aspettiamo!

- Insinuato da Dania il 30 giugno 2011
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I nostri berretti verdi
Da ragazzini, mio fratello aveva questa cosa che, quando era sbronzo, faceva Rambo.
Lo faceva uguale, proprio con la voce, con la faccia di Stallone.
Allora io gli chiedevo, come nel mitico numero due, con la voce seria «Tu che cosa vuoi, Rambo?» e lui rispondeva «Vincere… e sopravvivere!»
Oggi mio fratello compie 31 anni. Vive in Brasile e non lo vedo da un anno e mezzo. Ho bevuto una bottiglia di Moretti alla sua salute. Se fosse stato qui, ci saremmo sbronzati insieme e ci saremmo fatti un sacco di risate.
E poi gli avrei confessato, tra una risata e l’altra, che ho finalmente deciso.
Voglio anch’io vincere. E sopravvivere.
(Auguri)
- Insinuato da Dania il 28 giugno 2011
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Una buona notizia
Il fatto è che, non so come spiegarlo, ma a un certo punto vivi. Perché la vita non è fatta solo di felicità e tristezza. È fatta di aprire gli occhi, di dormire, mangiare, lavorare, ah! lavorare, di comprare cose, sudare, correre, leggere, bere, camminare. A volte vivi innamorato, altre infelice, altre stanco, altre disperato. A me è successo che pensavo che si sarebbe fermato tutto, che senza l’amore, senza quella passione che mi chiudeva lo stomaco, senza gli abbracci, senza le parole, sempre le stesse, sul mondo immaginato insieme, senza te, lui, lei, gli altri, io non avrei vissuto.
E invece vivo. E faccio fatica come faticano tutti quelli che vivono il prima e il dopo, come faticano quelli che si chiedono cosa sto facendo?, come faticano tutti quelli che hanno avuto il cuore pieno e poi vuoto e poi pieno e poi di nuovo vuoto.
Invece vivo, pensa. Io non ci avrei creduto. E non è che si stia proprio bene, insomma, a vivere così. Si vive.
Ed è già estate, però.
Io penso sia una buona notizia.
- Insinuato da Dania il 21 giugno 2011
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Più di così
Succede che, nel confidarci le nostre ombre, nel confessare i nostri quotidiani chiaroscuri, nel raccontarci tutti i giorni i nostri grigi, ci appaia, per caso, un nero nero che stona o un bianco troppo brillante.
All’improvviso, le sfumature che amiamo del nostro prenderci e darci ci appaiono colori netti, senza possibilità di interpretazione.
E chi lo sa perché non ci fermiamo nemmeno a chiederci se è la luce a essere cambiata, se la prospettiva, se basta spostarsi un po’ per ritornare a vedere i volumi fumosi, il tratteggio irregolare del nostro stare insieme.
Vediamo solo il nero, solo il bianco e non abbiamo voglia di parlarne, di chiarire.
Ci prende quell’accidia dolorosa, che preferisce lasciar perdere, che preferisce stare male e puntare il dito, che preferisce accusare, senza riparare. Preferiamo continuare a vedere il nero e il bianco e non vediamo più i nostri meravigliosi grigi e non ci parliamo guardandoci negli occhi, cercando le gradazioni nei sorrisi.
Preferiamo continuare a vedere il nero e il bianco e a raccontarci che fa male, senza provare a spostarci nemmeno un po’ per ritrovare la tonalità che non ci spaventa, che non ci allontana.
Ha preso anche noi quell’accidia dolorosa e a volte penso che potevo fare un passo avanti, che tu potevi fare un passo indietro, che si potevano mischiare i colori e farne di nuovi.
E poi mi dico che per vedere i grigi perfetti, per non aver bisogno di fissare un limite coi neri e i bianchi, per riuscire a rimanere in quelle ombre delicate e leggere forse bisognava essere persone diverse, forse bisognava volerci più bene di così.
Ci ha preso quell’accidia dolorosa di chi non ama abbastanza per sporcarsi le mani col colore, per mischiare il nero e il bianco, per gridare e piangere fino a vomitare tutto, svuotarsi, ripartire.
E siamo rimaste così, con il peso delle nostre ombre avvinghiate ai corpi, con i colori netti che non sappiamo usare, con il rimpianto di non aver detto, con la nostra versione testarda dei fatti, con l’odio impotente di chi non ha saputo volere bene, di chi non ha saputo voler più bene. Più bene di così.
- Insinuato da Dania il 19 giugno 2011
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Peggio di così
Ho scritto questo post là e non qua, ma è il riassunto di quello che racconto da anni sul Precariato e i Tacchi a spillo.
Mi fa piacere farlo leggere anche a voi.
E adesso me ne vado al mare.
- Insinuato da Dania il 18 giugno 2011
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Campo minato
Il tempo ha fatto un po’ il suo dovere. Non tutto, perché il tempo è così, è pigro, distratto, crudele.
Ma c’è la primavera ed esci di casa e sei anche andata al mare e hai comprato vestiti nuovi e sei magra come a vent’anni e non piangi quasi più e hai gli occhi lucidi e sei sempre insieme a un’amica, perché temi che la solitudine infame possa scipparti nuovamente il cuore.
Sei di nuovo in equilibrio e, a guardarti da fuori, sembri quasi quella che eri, dietro il viso un po’ scavato, dietro lo sguardo sfuggente di chi cerca ancora intorno, distrattamente, un po’ della vita che non ha vissuto.
Ci sei tu e poi c’è il mondo, che non ti ha aspettata ed è andato avanti e tu impari le cose nuove e quello che è successo e chi e cosa e come e torni nei posti e sembri una che rientra da una guerra e la gente ti chiede ma come stai? e tu hai imparato che non devi raccontare davvero come stai, che alla gente un po’ frega, ma soprattutto no, allora riassumi i tuoi mesi di devastazioni interiori in due frasette e poi ci metti l’ironia, così non trapela che, tra il rimmel e il tacco 12, hai un sacchetto di sfilacci che pulsano in mezzo al petto.
Torni nei posti, ma non in tutti e segui percorsi nuovi e poi ti informi e fai la disinvolta e chiedi ma chi ci sarà? e poi memorizzi e decidi e accetti o rifiuti.
Prima dello scoppio del cuore andavi da A a B seguendo il percorso più breve, in linea retta. Adesso, per arrivare da A a B, fai il giro del mondo, aspetti l’ora giusta, eviti determinati luoghi, procedi a zig zag, cambi idea, torni indietro, non vai, anzi vai, prendi il tram al posto della metro, prendi un taxi, rinunci.
Le persone diventano esplosive e tu eviti le mine e cammini guardandoti sempre i piedi e sei pronta a correre, a saltare, a scappare, a nasconderti.
Le persone diventano esplosive e tu decidi di tenerti alla larga da quelle che possono far saltare le tue nuove pareti e non hai voglia di ricostruire ancora e non sei ancora un bunker così resistente da rimanere immobile e serena, con la tua birra in mano, al centro di campo minato.
Le persone diventano esplosive e ti difendi dalle persone e le città sono abbastanza grandi per non saltare ripetutamente in aria.
Le persone diventano esplosive e tu, a volte, sei tentata di e ti avvicini e dici no, non fa male, anche se sai che farà un fottuto male cane e tu rantolerai e crollerai e dovrai ripartire ancora e ti mangerai le mani fino ai gomiti.
E parti da A per arrivare a B e ci arrivi in ritardo e hai fatto un percorso lungo e, a ogni angolo, quel che resta del cuore ti è saltato in gola e hai benedetto e maledetto il caso e la fortuna e hai evitato i pericoli e sei stata brava nel difenderti dagli altri e sei stata brava nel difenderti da te stessa e sei stata brava nel difenderti dalla mina più pericolosa, la nostalgia.
- Insinuato da Dania il 17 giugno 2011
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