Non aggiorno il blog da 33 giorni.
È finito Sanremo, abbiamo un nuovo presidente del consiglio, è arrivata la primavera, ho iniziato il corso di fitboxe, ho rimosso dall’iPhone quell’app conta calorie che mi stava togliendo il gusto di vivere, ho preso un chilo e sei etti (ma sono solo muscoli, eh…), ho un nuovo lavoro che mi impegna più di quanto avessi preventivato.
Ho cambiato orari e ritmi. E non sto scrivendo più. A fatica, lentamente. Ci sto pensando di più. Limo le pagine come se fosse miniature di una Bibbia medievale. Rileggo ad alta voce. Lascio perdere. Ci torno su. Mi dilungo. Cancello. Riscrivo. Passo le poche ore libere a guardare l’icona del file .doc, col nome del libro, e immagino come mi sentirò quando sarà tutto finito (e salvato in duecento copie, al sicuro).
Fare una cosa in cui credi davvero è molto più difficile di farne una di cui ti frega poco. Lo so, dovrebbe essere il contrario, e invece no. Quando in un progetto creativo metti tutto quello che hai dentro, i tuoi mondi, il tuo passato, i tuoi occhi, le tue idee, le cose immaginate, i viaggi che hai fatto, le fughe e i ritorni, le parole nuove e quelle a cui sei affezionato, le speranze, le visioni, hai sempre la paura di perdere tutto. Perché temi che, se fallissi con qualcosa che è tutto te stesso, non riusciresti più a fare altro.
È una cosa che succede spesso: scrivi un romanzo per gioco e hai fortuna, poi magari pubblichi il libro della vita e non se lo fila nessuno. Mettilo in conto. Metti in conto che quello in cui ti impegni di più potrebbe non piacere a tutti.
E dopo che l’hai accettato, impara a capire che il tempo non è solo un nemico, ma un alleato. Che la fretta da scaffale non è sempre la soluzione migliore. Che per raccontare questa storia che ti esplode dentro hai bisogno di più mesi, di più cose lette e viste, di più chiacchiere, di più bozze riviste e corrette, di più tentativi, di più incipit rimaneggiati. Che non sarà come i precedenti, con l’acqua alla gola, perché non ti perdonerai mai di aver tolto tempo a una cosa a cui tenevi davvero.
E impara anche che, però, a un certo punto devi darti una mossa. Che devi fare delle scelte, avere il coraggio di chiudere, di decidere, di terminare. E questa volta lo devi fare senza una data di consegna che ti metta il pepe al culo. Lo devi fare perché ne hai bisogno.
La benzina della mia esistenza è sempre stata il senso di colpa, misto ad un’altalenante disciplina.
Oggi, 26 marzo 2014, ho promesso che non avrei più tolto tempo alle cose con cui spero di lasciare il segno. Una mia rivelazione alla Jep Gambardella. Senza Roma sullo sfondo, ma con il pollo allo spiedo di Giannasi, in Porta Romana.
Mi sono fatta una promessa che spero di mantenere.
Quindi, adesso spengo il router e il telefono e scrivo.
Spengo e scrivo.
SpeCLICK