Come nascono le storie

Mi hanno chiesto “come nascono le storie?” e mi è tornata in mente quella volta che ho notato una poltrona vuota in quella grande sala d’attesa dell’aeroporto e ho capito che c’era una storia d’amore da raccontare.
Le storie nascono da ricordi, dai lunghi pianti o brevi sorrisi, da viaggi, da aneddoti ascoltati per sbaglio, dalle scadenze sempre troppo ravvicinate delle consegne, dai libri e i film che ho amato e odiato, da brainstorming, da lunghe telefonate, da un’email, da un viaggio in metropolitana, da una canzone ascoltata distrattamente, da un bicchiere di vino, da una notte insonne.
Sono piccoli puntini colorati nascosti da strati di malta bianca e bisogna rimuovere, scavare, togliere, raschiare via e restaurare, per portarli alla luce.
Non bisognerebbe mai scrivere per pubblicare, per diventare qualcuno, per riempire uno scaffale, per annusare della carta. Bisogna scrivere perché la storia diventa incontenibile e non riesci più a tenerla nella testa e spinge e preme ed erutta ed esplode.
I lettori non sono persone che comprano, ma esseri umani che si riempiono della storia che un tempo, per poco o a lungo, era stata tua.
Se non ce l’hai, se non l’hai ancora trovata, non sforzarti, non cercarla ovunque con ansia e frustrazione, non commiserarti, non sentirti orfano. Se la tua storia non arriva, leggi, vai al cinema da solo, mangia quello che ti piace, fai all’amore, piangi, ridi, ascolta musica o stai in silenzio, parla, ascolta, parti per un viaggio, annusa il vino prima di berlo, passeggia, respira. E vivi. Perché la vita è l’unica storia incredibile che puoi raccontarti solo tu.

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