Pedagogia condizionale
Alla mia generazione è stato insegnato che, nella vita, avrebbe potuto essere tutto quello che voleva.
Nessuno si è premurato di dirle, però, che non ci sarebbe riuscita.
- Insinuato da Dania il 30 giugno 2008
- 28 commenti »
Alla mia generazione è stato insegnato che, nella vita, avrebbe potuto essere tutto quello che voleva.
Nessuno si è premurato di dirle, però, che non ci sarebbe riuscita.
30 giugno 2008 at 22:57
Parole Sante..
30 giugno 2008 at 23:06
cleverance: uno dei pochi argomenti di discussione con mia madre. Ci hanno permesso di credere troppo nel nostro futuro.
30 giugno 2008 at 23:12
Io credo ancora fermamente che potrò diventare una meravigliosa disoccupata. Devo solo convincermi che è quello che ho sempre voluto diventare.
30 giugno 2008 at 23:16
Divara: sai che, a una che ha scelto di fare la volontaria, non posso che augurare ogni bene (e uno stipendio) :)
30 giugno 2008 at 23:32
Per crescere serve un po’ di magia…
1 luglio 2008 at 00:08
mioddìo, quant’è pignola, signorina Dania
1 luglio 2008 at 08:34
vuoi dire che non diventerò il comandante di Mazinga???
1 luglio 2008 at 08:56
Un tantino disillusa eh ? :-(
1 luglio 2008 at 10:10
la miglior occupazione è fare volontariato nella disoccupazione…
frapre
1 luglio 2008 at 11:14
In verità Gianni Morandi ci aveva avvertito, siamo stati noi troppo supponenti e non lo abbiamo ascoltato.
“uno su mille ce la fa
ma quanto è dura la salita
in gioco c’è la vita
il passato non potrà
tornare uguale mai”
1 luglio 2008 at 11:32
Non per tutti è stato così! :D
1 luglio 2008 at 15:23
Ho trovato il tuo blog in modo del tutto casuale. Ne stavo cercando in realtà un altro – che non ho trovato – di tipo politico di un tipo che fa il ricercatore a Barcellona.
Sono precario da sempre e la mia è una delle tante vite brillanti piene di spunti eccellenti che è stata macinata dalla decadenza italiana fondamentalmente oltre che da altri fattori ovviamente.
Che fai in Veneto??? Stai studiando un suicidio finale???
Io a Padova vengo 2 volte alla settimana …. sono fuggito dal Veneto … lo trovo orrendo.
1 luglio 2008 at 18:47
Caspita, sei pessimista. Suppongo sia inevitabile diventarlo quando si ricevono ripetute delusioni dalla vita (lavorativa). Ciononostante mi sento di augurarti di non abbandonare i tuoi sogni, qualunque essi siano; è ancora presto, e tu sei troppo giovane :P Sii realista, senza per questo abbandonarti allo sconforto (se non a intervalli regolari e distanziati nel tempo, e comunque senza mai cadere nella deprescion!).
Un saluto e un bacio.
1 luglio 2008 at 19:11
La mia affermazione non voleva essere pessimista, ma ironica, perché l’ironia e il sarcasmo sono un valido antidoto alla stanchezza e ai periodi di stress.
Questo, per me, è un periodo positivo, ma molto faticoso.
Ho cambiato in fretta città, casa, lavoro, amici e fino a due mesi fa non avrei mai creduto di ritornare in Veneto (che, come Hulk non ho mai amato troppo, se si esclude il mio periodo veneziano – uno dei migliori della mia vita), a fare l’ennesimo lavoro che dovrò lasciare non appena mi ci sarò affezionata.
Inoltre, il trasloco, visto che non abbiamo molto tempo libero, procede a rilento e viviamo in un eterno campeggio.
Al di là della stanchezza fisica e del cambiamento perpetuo, il mio post era una presa di coscienza dell’età che avanza, una sorta di confronto con l’essere adulto che non può fare a meno che rendersi conto che quello che pensava di essere, inevitabilmente, non è. O non lo è pienamente (e non solo a livello professionale).
È giustissimo e salutare, a mio avviso, ridere e sorridere della disillusione.
In fondo, l’abbiamo letto tutti Voltaire, no?
;-)
1 luglio 2008 at 19:20
no
1 luglio 2008 at 19:25
evacarriego: ahah.
Mi ricorda Laura Curino che, durante uno spettacolo, diceva che Proust è uno degli autori più citati, ma meno letti in assoluto.
1 luglio 2008 at 19:26
Tutta colpa dei film americani.
1 luglio 2008 at 22:10
A me tutto questo ottimismo non me lo avevano dato, sono cresciuto consapevole :D
2 luglio 2008 at 09:58
Buon campeggio! :D
2 luglio 2008 at 10:52
anche per me era più un
“tanto in un mondo del genere ma dove credi di arrivare?”
quindi per ora tutto come da altrui previsto…
spad: neanche jeeg mi sa
(una che si è gettata dalla rupe gridando “lanciami i componenti!!”
fa MALISSIMO)
2 luglio 2008 at 12:54
si sono dimenticati di avvertirci che ciò non riguardava la vita lavorativa.
Il lavoro è un mezzo per diventare ciò che voglio essere: voglio essere un padre? mi cerco un lavoro qualsiasi purchè mi permetta di mantenere un figlio. Voglio essere un giramondo? mi cerco un lavoro anche di merda ma che mi lasci un po’ di soldi e tempo libero per le vacanze. Voglio essere un volontario? di notte spaccio e di giorno faccio volontariato. Voglio essere un giustiziere? lavoro al McDonald come copertura, mi compro un fucile con mirino di precisione e tengo d’occhio palazzo chigi..
2 luglio 2008 at 18:57
hannibal che differenza c’è tra un lavoro di merda e un lavoro al McDonald?
P.s. il mio primo lavoro, a Parigi, nel ‘98 è stato proprio in un Mc D. Non mangio in un ristorante della catena da allora.
2 luglio 2008 at 18:58
…forse perchè nessuno le ha insegnato ad essere realista!
2 luglio 2008 at 21:18
Accipicchia quanto è vero!
3 luglio 2008 at 09:03
Mc Donald più che un lavoro DI merda è un lavoro CON LA merda!!
5 luglio 2008 at 12:15
che miseria di post, deprimente! c’è chi vuole troppo nella vita. c’è un detto indiano: la ricchezza di un uomo si misurna non in quello che uno può possedere (e ottenere), ma in quello a cui si può rinunciare. figli del marketing!!!!
5 luglio 2008 at 12:23
gigi: grazie per la perla di saggezza, gigi, ma nessuno di noi è indiano.
6 luglio 2008 at 16:21
già non siete(?) indiani, ma cosa siete????