A Natale voglio fare cose belle

Prima era la riunione di famiglia. Tutti i fratelli di mamma che tornavano a Napoli, i divaniletto sempre aperti, le brandine in salotto, i cugini in pigiama tutto il giorno, l’odore delle arance e dei mandarini, i carciofi fritti nascosti per evitare che fossero spazzolati via prima di pranzo e poi dimenticati in una credenza e tirati fuori solo la sera. C’erano gli struffoli, che ognuna diceva di fare meglio dell’altra, la cassata siciliana gigante che mandava l’amico di zio Guido, c’erano gli zampognari, i lavoretti fatti col DAS a scuola, l’insalata di rinforzo, le telefonate interurbane da pochissimi minuti per fare gli auguri a chi non era potuto venire. C’era la messa di mezzanotte, tutti pigiati a sbadigliare sulle panche, nel freddo della chiesetta di via Fonseca; c’era la carta da regali, i vestiti nuovi che potevi indossare per la prima volta, la tombola con i ceci che segnavano le caselle, il mercante in fiera, noci, nocelle e castagne infornate, Il piccolo Lord, le poesie in piedi sopra la sedia, nonno che ci convocava uno alla volta e ci regala qualche diecimila lire.

Poi è arrivata, violenta e ribelle, l’epoca dei viaggi, dei vent’anni, delle mete lontane, dei sapori esotici, degli amici, del mangiare meno e bere di più, dei pochissimi regali, quasi sempre libri che avresti amato tutta la vita. Il momento in cui non c’è più magia perché non c’è religione e quindi va bene essere ovunque, purché non qui, purché insieme, noi che saremo compagni di avventure per sempre e poi invece ti persi di vista, per un malinteso, per un bacio di troppo o per uno mai dato.

Cambi città, amici, fidanzati, mariti, lavoro, stipendio, gusti, dieta, taglia.
Per tanti anni non fai l’albero, non addobbi, accetti inviti a casa di sconosciuti, perché “da sola pare brutto”, stai bene, non ti interessa, non sopporti l’odore di fritto, vuoi dormire, perché lavori sempre troppo, eviti i cinema affollatissimi il 25 pomeriggio, scambi regalini con le colleghe solo perché se l’aspettano.

All’improvviso ritorna.
La voglia di Natale.

Sarà per colpa dei nipotini, degli anni che ti fanno venire nostalgia di casa, dei tuoi parenti che invecchiano e vorresti vedere di più, degli amici che come te sono stanchi di aperitivi, del desiderio che non avevi mai avuto, e che adesso non riesci ad allontanare, di cucinare biscotti.

Questo Natale voglio fare cose belle.

Voglio confezionare io i pacchetti regalo e non farlo fare alle addette nei negozi.
Voglio comprare la migliore cioccolata da offrire a chiunque passi per casa.
Voglio ascoltare gli aneddoti di mia madre, per la milionesima volta, e ridere ancora insieme a lei.
Voglio mandare gli auguri con i biglietti cartacei, con i francobolli.
Voglio telefonare e non scrivere su WhatsApp.
Voglio preparare i dolci per il pranzo e per tutti i pasti a seguire.
Voglio cucinare le lasagne con mia sorella.
Voglio vestirmi di rosso.
Voglio sorridere e ridere moltissimo.
Voglio fare tante foto con amici e parenti senza postarle sui Social Network.
Voglio iniziare a pranzare senza fotografare il piatto.
Voglio mangiare tutto senza dire mai che sono grassa.
Voglio addormentarmi sul divano dopo i pasti e dormire senza mettere la sveglia.
Voglio aprire le bottiglie di vino migliori e berle con gli amici.
Voglio ascoltare le canzoncine sceme di Natale.
Voglio passare il giorno di Santo Stefano insieme a lui, per una maratona di Twin Peaks.
Voglio rivedere Una poltrona per due.
Voglio mandare dei baci a mio nipote in Brasile via webcam.
Voglio essere felice.

3 commenti su “A Natale voglio fare cose belle”

  1. E o’ presepe ? E l’abero e le sue palle ? E Tu scendi dalle stelle ?
    A volte cercare di essere alternativi ti fa apprezzare di più i pochi momenti puramente tradizionali.
    Peccato pare non farà tanto freddo. Veniamo da un’estate in cui non faceva tanto caldo e da un altro inverno in cui non faceva tanto freddo.
    Ci sono solo le mezze stagioni!

    In ordine cronologico :
    Buona S. Lucia e buon Natale, Dania.

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