Perché no
C’è quella canzone di Battisti che ci somigliava tanto e l’ho infilata nell’iPod, per farmi sorprendere all’improvviso, in metro, per strada, in treno, in coda alle poste, dai ricordi.
C’è quel tubino nero che non indosso più, sono sempre in jeans, esco poco, con pochi uomini, sono sempre con le amiche, lavoro chiusa in casa, non riesco più a scrivere, mi manca il bisogno. Non si scrive senza bisogno, senza nodo in gola, senza desiderio di lanciare messaggi a qualcuno che non li coglierà.
C’è quel libro che ho letto a metà, che non racconta nulla di me, ci sono i fumetti sparsi per la camera, nonostante non abbia più l’età, c’è la televisione piena di polvere che non accendo mai, ci sono i bicchieri sporchi nel lavello, le sigarette della coinquilina, i giochi che il gatto porta in giro, il mio mac sempre sopra il tavolo, acceso.
Ci sono cose che non dico a nessuno o che dico solo a qualcuno e quando le dico sembrano fare meno male e invece no. Ci sono i viaggi che voglio fare e questa volta parto davvero e poi chissà se torno e alla fine torno perché lo sai che torno sempre. E quando torno non sono più io, sono io con i chilometri sul corpo e forse partire è l’unico modo per sopravvivere e perché non farlo. Perché no.
- Insinuato da Dania il 6 marzo 2012
- 12 commenti »











6 marzo 2012 at 12:09
Vai.
6 marzo 2012 at 12:15
“si procede finchè si scorge di fronte a sé una linea d’ombra, che ci avverte che bisogna lasciare alle spalle anche la ragione della prima gioventù”
“La linea d’ombra” Joseph Conrad
6 marzo 2012 at 12:21
[...] verità scritta da Dania Stampa Pubblicato in Giro in [...]
6 marzo 2012 at 12:58
Io credo che viviamo sempre troppo circondati da troppi messaggi tutti insieme. Radio, tv, internet, messaggi sempre più forti, un rumore sempre più forte e sempre più invasivo.
Allora partire diventa fondamentale. Uscire da questo rumore di fondo che ci rende sordi e ciechi, perché, prima di tutto, ci rende sordi e ciechi a noi stessi.
Passare qualche ora da soli in un aeroporto in attesa di imbarcarsi è la cosa più zen che sia rimasta alla civiltà occidentale.
6 marzo 2012 at 13:16
Sagge parole cara Dania…
6 marzo 2012 at 13:26
è esattamente così che sono partito io (e poi tornato, e poi ripartito).
partire fa bene. e pure tornare.
tifo per te, e per la tua partenza. un pizzico di coraggio e… hop!
6 marzo 2012 at 16:07
Ed ogni volta che ritorno qui…mi innamoro sempre più delle tue parole.
7 marzo 2012 at 07:09
C’è una sola cosa che non torna, in quanto dici: che non riesci più a scrivere. Basterebbe il post precedente, “La luce che arriva da Est”, per smentirlo. E tutto quello che scrivi. Ciao Daniela!
9 marzo 2012 at 15:11
Il chiedersi se partire è solo un perdita di tempo.
Si parte è basta.
9 marzo 2012 at 15:12
Cioè, maledetta tastiera tedesca! Ma cosa ho scritto?!
10 marzo 2012 at 12:29
Partire serve solo per rinfrescarsi le idee e come cosa non è affatto male se ne senti il bisogno..ma il discorso è sempre il solito…partendo quasi mai si “risolvono” le cose. Per questo dico che serve per rinfrescarsi le idee..quando ti distacchi un pò da qualcosa, la riesci a vedere più ampiamente ed a capire. E quando hai capito quello che devi capire, hai vinto.
10 marzo 2012 at 12:30
Ovviamente è solo un parere personale..ognuno poi la vive a modo suo. Assolutamente vivi e lascia vivere