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Stiletto Academy

Ho cambiato vita ed è cambiato anche il blog.

Sono diventata più saggia e sentimentale, vado in palestra, sono dimagrita senza volerlo, non prendo più i treni tutte le mattine, sono una libera professionista e non più una dipendente, ho una socia in affari bionda, creo il caos nella vita di amori e amici (questo l’ho sempre fatto, ma adesso lo faccio a tempo pieno), bevo meno caffè, ma lo bevo più buono, scrivo di più, dormo di più, non parlo quasi mai al telefono, ho trasformato la camera verde della casa nuova nel mio ufficio, ho ritrovato vecchi amici, sto provando ad aggiustare le cose.

Ho tanti progetti nuovi e un cassetto pieno di altre idee.

Il primo progetto neonato è la Stiletto Academy, che è quella meravigliosa cosa per cui due donne brillanti decidono che hanno voglia di insegnare ad altre donne a sorridere della vita e a sentirsi le femmine che hanno sempre sognato di essere. Tutto sui tacchi a spillo.

Inauguriamo l’agenzia sabato prossimo, il 26 febbraio, a Milano, con un workshop su tacco 12, il 12camp, un pomeriggio di lezione sui tacchi, di consigli sul portamento, di benessere, di aperitivi e di ricchi premi e cotillon.

Le iscrizioni sono già sold out, ma potete seguire l’evento in diretta streaming dalla pagina di facebook.

E il resto ve lo racconto poi.

Adesso devo indossare tacchi e mantello e tornare a salvare il mondo.

Le giornate piene di cose e persone

– Una foto dell’architetto, scattata quest’estate a Pietrasanta a Mario Varga Llosa, è stata scelta dal sito dei Premi Nobel per accompagnare la notizia della vittoria dello scrittore del Nobel per la letteratura.

– Ho chiacchierato con un giornalista, durante lo spritz, e ho scoperto che è il fratello della compagna di liceo a cui ho scroccato la merenda per tre lunghi anni.

– L’AISM e la Scuola Holden hanno lanciato il bellissimo concorso “Le parole sono semi da cui nascono grandi frutti“.
Il video qui sotto, girato alla Blogfest con la sottoscritta e tanti amici, vi spiega come partecipare.

E basta.

La crisi del settimo anno

Ogni sera mi siedo sul divano, con il mio vecchio Vaio stanco sulle gambe, e mi dico che devo aggiornare il blog e ogni sera mi perdo tra frasi che sono più belle pensate che scritte, tra social network che sembrano più affascinanti delle lente pagine di questo diario e tra la grande nostalgia del vecchio mista all’enorme voglia di nuovo.

Se continua così, dovrò iniziare a fare terapia di coppia con Malafemmena.

Parmenidania

Io non voglio fare più niente.
Voglio solo essere.

TwitDania

Sto trascurando il blog, è vero.
Qualche pausa fisiologica, a poche settimane dal settimo anniversario di Malafemmena, è lecita.
Inoltre sto provando a cambiare nuovamente vita, dal momento che le certezze mi spaventano più dei dubbi.

Prometto a breve di riuscire a essere più presente. Nel frattempo, mi trovate un po’ ovunque nella rete.

Pre scriptum

Oggi avevo preso un giorno di ferie e avevo progettato di passarlo a scrivere.

Dopo aver bevuto il caffè, stamattina, ed essermi lavata i capelli, sono andata in posta e al supermercato.

Poi sono passata a recuperare un pacco a casa di mia madre e il pedale della bici mi sembrava non funzionare benissimo e mi sono fermata dal vecchietto che le aggiusta, le bici, per fargli controllare il pezzo.

Sono rientrata e ho pensato che non sarebbe stata una cattiva idea fare una lavatrice, ma prima c’erano tutti i panni delle precedenti lavatrici da sistemare e dopo bisognava appendere tutto con estrema cura, ché il mio compagno dice che faccio la centrifuga troppo elevata e non appendo bene e allora hai voglia a stirare! non verranno mai perfetti!

E si è fatto tardi e, intanto, avevo già mangiato, lavato i piatti e poi ho perso tempo sui social network per spiegare agli amici che a quella festa di sabato, dove c’erano tutti tutti, non ero sbronza, era solo molto stanca.

Poi ho portato il notebook a letto e ho pensato “adesso mi ci metto davvero” ed è arrivato il gatto e siamo stati lì, a poltrire come due felini, mentre il tempo scorreva sul mio senso di colpa.

Adesso sono seduta al tavolo della cucina, che scrivo per non scrivere quello che avrei dovuto scrivere, mentre preparo la cena e penso che dovrei lavare il bagno prima di andare a dormire.

Credo che le ferie non siano fatte per scrivere.

Le ferie sono fatte per fare quelle cose che non puoi fare mentre lavori e che quasi sempre non puoi fare se non lavori.

Per riempire le pagine bianche non ci vogliono le ferie, non basta una pausa dalla routine del lavoro per riuscire a mettere nero su bianco i monologhi interiori accumulati.

Per scrivere forse avrei bisogno di mettermi in malattia, in aspettativa o di vincere una rendita.

Ma se vincessi una rendita forse non avrei più voglia di scrivere. Passerei tutto il tempo a viaggiare. Mi dimenticherei di non aver abbastanza tempo per fare le cose che mi piacerebbe fare e le farei solo quando ho davvero voglia di farle.

Forse sarei più felice.

E di sicuro ci sarebbe qualcun altro a stirare i miei panni troppo centrifugati per essere perfetti.


Il link interno

Tutto quello che vorrei scrivere e raccontarvi in questi strani giorni, e che non trovo il tempo o la voglia di annotare in queste pagine, lo porto in giro con me, nei miei solitari monologhi interiori.

Sono i miei post migliori.

Peccato non possiate commentarli.