Archivi tag: milano

Vi riassumo tutto per non farvi perdere tempo

Sono sopravvissuta alla settimana della moda di Milano.

Come reporter per Donnamoderna, ho realizzato bellissime interviste, ho conosciuto gente simpatica, ho perso un chilo, ho sofferto per le vesciche ai piedi, ho criticato le modelle, ho visto abiti meravigliosi e orrendi, ho bevuto fiumi di prosecco.

Sono stata alle sfilate (intervistando stilisti e VIP) di: Elena Mirò, RoccoBarocco, Kristina Tì, Krizia, Parah, Laura Biagiotti, Sportmax, Emporio Armani, Roberto Cavalli, Dolce&Gabbana, Iceberg, Frankie Morello, NormaLuisa, Alviero Martini 1a Classe, Valeria Marini (eh già!), Cristiano Burani, Chicca Lualdi BeeQueen e N.U.D.e.

Ho inoltre intervistato nientepopòdimeno che Roberto Formigoni e poi, “sullo sfondo”, Carla Gozzi, Natasha Stefanenko, Roby Facchinetti e Vittorio Sgarbi.

E adesso dovreste guardarvele tutte, anche solo per ricompensare la fatica che ho fatto per linkarvele.

Ringrazio Laura Carcano che mi ha sopportata per tutta la settimana e alla quale ho distrutto metà appartamento.

A presto per altre grandissime novità.

Almeno spero.

Il primo giorno dell’anno

Sono sempre stata di quelle che no, non a settembre, l’anno comincia a gennaio, perché c’è il mio compleanno e ci sono le feste e c’è il freddo cane che non lascia il tempo per andare a spasso, allora rimani a fare le somme, a elencare propositi, a farti promesse solenni che in primavera non manterrai.

Sono sempre stata di quelle che no, l’anno comincia con il calendario, da uno a trecentosessantacinque, con poche eccezioni, dal principio alla fine, inverno, primavera, estate, autunno e poi di nuovo inverno.

Poi, oggi, pioveva e pioveva, dopo tanto, quasi troppo caldo. E non avevo l’ombrello, perché sono nell’ennesima casa non mia, in attesa che comincino le cose belle, che cambino i giorni, che inizino le avventure, che si trasformino le abitudini. Non avevo l’ombrello e sono rimasta chiusa in casa e guardavo fuori dalla finestra chiusa, perché comincia a fare fresco, e pensavo che davvero è tutto nuovo, la città, il lavoro, gli amici, il mio guardaroba, il taglio di capelli. Sono nuovi i sorrisi e i locali in cui bere il vino, sono nuovi i libri, i cibi, i profumi, i desideri, i silenzi, le solitudini con la musica, sempre.

Oggi mi è sembrato il giorno giusto per un inizio, perché è tutto nuovo, l’entusiasmo, la voglia di provare, l’eccitante sensazione di libertà che ti dà solo la consapevolezza di non aver niente da perdere. Oggi era un giorno giusto per un inizio, perché va tutto bene, perché non ci sono più gli occhi lucidi e le gambe che tremano, perché desidero invece di rimpiangere, perché ho più futuro che passato.

Oggi mi è sembrato il giorno giusto per l’inizio di tutto e ho ordinato una pizza e ho ordinato una birra e ho guardato la pioggia che non smette di cadere e ho festeggiato, serena, il mio capodanno.

Cose che scrivo qui così mia madre legge e non mi chiama

La prossima settimana parto per il Brasile. Rientro a metà agosto. Poi proverò a ripartire per Parigi. E a non rientrare più.

Non ho ancora trovato casa a Milano. Non so se voglio trasferirmi a Milano. Sarebbe più comodo che Milano si trasferisse da me. Io aspetto.

Forse ho capito cosa voglio fare da grande. L’ho capito appena ho scoperto di essere già grande. Le cose ti succedono. A volte sono quelle giuste. A volte sono quelle sbagliate e ci bevi su.

Non sono mai stata così al verde e non me n’è mai fregato così poco dei soldi. È un modo stupido e bellissimo di vivere.

Sono tornati i Macchianera Blog Awards. Se mi candidate ancora come blogger erotica, vi si seccherà lo scroto, vi cadrà e al suo posto vi crescerà un libro di poesie di Bondi.

Come Forrest Gump

Da quel giorno lì che ho sentito la frattura, ho iniziato a correre prima che la crepa si allargasse troppo.

E più correvo più si allargava e io mi dicevo devo andare avanti, non mi devo fermare, non mi devo fermare.

Da quel giorno che ho sentito che tutto si era rotto, ho iniziato a correre e avrei voluto trascinarti per mano e farti correre con me e non farti cadere nella crepa e dirti salta, salta adesso che ce la possiamo fare e non dobbiamo fermarci, non dobbiamo fermarci.

Da quel giorno lì che ho sentito quel boato, che era dentro, proprio in fondo, e io pensavo che si fermasse il mondo, invece era un rumore assordante solo nel mio troppo silenzio, ho iniziato a correre e non sono riuscita, non ce l’ho fatta, a dire tutto, a finire tutto, a chiudere tutto, a salvare tutto.

Ogni tanto mi dicevo devo tornare indietro e continuavo a correre e poi mi giravo e mi dicevo ma forse anche lui, anche loro mi corrono dietro e vogliono raggiungermi e non mi lasceranno sola.

Da quel giorno che ho sentito che era il momento, che niente sarebbe più stato lo stesso, che non ce l’avevo fatta, che non c’era salvezza, non c’erano ritorni, ho iniziato a correre e ho corso così tanto che non avevo più fiato e non avevo più forze e non avevo più strada e non avevo più meta.

E poi oggi mi sono ritrovata così, a correre senza fermarmi, in Corso Buenos Aires e c’era un caldo torrido e c’era la folla che mi passava accanto e c’erano cose che avevo già visto e niente mi apparteneva ed era un luogo anonimo e largo e con troppa luce.

E allora mi sono fermata. Ché se corri e corri e corri per mesi, tra le macerie, tra il vuoto e il troppo pieno, e poi ti ritrovi lì, in questa Milano che è sempre di tutti e di nessuno, in cui non ti senti mai estranea e mai a casa, piena di cose da fare e con poche persone a cui dire, se corri e corri per mesi e ti trovi, col mal di piedi e con la testa piena, in Corso Buenos Aires, con la canicola e i pensieri ammassati e senza nessuno che ti aspetta e senza nessun impegno, se corri e corri, poi dici basta, ho corso troppo, adesso basta.

Ho corso abbastanza per sfuggire a tutto e ho lasciato tutto alle spalle e ho perso tutto e correndo ho trovato cose nuove, ma non le ho portate dietro con me, perché correndo devi stare leggera, senza bagagli, senza fardelli.

Ho corso abbastanza e mi fermo.

Sono un po’ stanchina.