Archivi tag: milano

Ricominciare a camminare

Mi sono accorta di camminare sempre dallo stesso lato della strada. Seguo lo stesso percorso, calpesto lo stesso marciapiede, svolto negli stessi angoli, sfioro gli stessi muri.

Lo stesso lato della strada mi fa sentire protetta, mi dà fiducia, mi rilassa. Le abitudini mi salvano dal disordine dei miei desideri, dal caos dei bisogni, dal dolore sottile delle scelte azzardate.

L’altro giorno ho cambiato lato. Ho attraversato la strada per camminare nell’altro punto di vista. C’erano negozi che non avevo mai notato e bar e macchine parcheggiate e portoni grossi di legno e alberi sofferenti e persone.

Era bello, l’altro lato della strada, e diverso, insolito. Era una piccola novità che mi ha messo allegria. Era il nuovo imprevisto.

Alla fine sono arrivata nello stesso identico punto in cui arrivo con la strada vecchia. Ma ci sono arrivata diversamente. E anche io mi sentivo diversa.

In questi giorni faccio fatica ad attraversare la strada. Sono pigra e spaventata e indecisa e insicura e perplessa.

Basterebbe un altro punto di vista per stare bene. Attendere che il semaforo diventi verde, mettere una gamba dietro l’altra, raggiungere l’altra sponda e ricominciare a camminare.

Te l’avevo detto

C’è qualcosa di diverso nell’aria. È frizzante, è insistente, è penetrante.

Non riesco a stare ferma e mi muovo e non faccio le cose che dovrei fare e mi muovo velocemente e perdo tempo.

Io sono bravissima a perdere tempo. La più brava. Se mi restituissero tutto il tempo che ho perso, potrei vivere un’altra vita.

Domani, venerdì 14 settembre, alle 18.30, sarò alla Feltrinelli di Corso Buenos Aires (Mi) a presentare il libro. Con me, anche Francesca Senette.

Domenica 16, alle 16.45, sarò al Vintage Festival di Padova, a parlare di tacchi.

La prossima settimana scendo a Roma.

Poi mi inventerò un lavoro, ti porterò a cena fuori, ti impedirò di bere, ti racconterò le cose belle e tu dirai te l’avevo detto.

 

Quattro chiacchiere

Succede che ogni tanto qualcuno mi chieda che opinioni ho in merito a cose. Le cose sono sempre più spesso le donne.

Il 13 giugno, alle ore 17, nella sala Terrazzo del Palazzo Giureconsulti a Milano, parteciperò come relatore al Talk Show “Le donne e l’autostima“.

Se non volete venire per me, venite almeno per ascoltare Renato Mannheimer.

Il 24 giugno sarò a Rimini all’aperitivo in conversazione “Quello che le donne dicono” (di cui vi posto la locandina).

Vale sempre la regola: se passate, brindiamo insieme.

Grazie per il viaggio di notte in macchina a cantare Battisti

Ieri sono stata per la prima volta al Salone del Libro di Torino come autrice pubblicata. È stato bello.

C’erano anche gli amici. Quelli non mancano mai (soprattutto quando si beve gratis).

Oggi a Milano c’è il cielo azzurro e a Milano non siamo abituati al cielo azzurro azzurro. Non è Trieste, non è Napoli. Ma Milano con il cielo azzurro è bella. Io la guardo mentre bevo il terzo caffè. Al quarto mi fermo. Sto cercando di ridurre.

Penso che, se ci si crede davvero nelle cose, poi queste inizino ad andare bene.

Grazie per il viaggio di notte, in macchina, a cantare Battisti.

Cosa sta succedendo

Due giorni fa ho preso il trenino che porta all’aeroporto grande. Non dovevo prendere nessun volo. Mi sono messa a passeggiare tra la gente in coda ai check-in, ho sfogliato le riviste nell’edicola, ho ordinato un caffè, ho guardato la gente che trascinava bagagli e controllava l’orario dei voli. Mi sono seduta ad aspettare, non sapendo cosa aspettare, un arrivo, un ritorno, una fuga, un’illuminazione. Ho fatto un giro per i negozi ed erano tutti gentili con me. Nessuno immaginava che io non dovessi partire. Però io lo sapevo e mi sentivo in colpa. Perché anche i non luoghi fatti per non farti sentire a disagio ti ricordano che non hai altrove da raggiungere. Poi ho fatto la fila alla toilette, mi sono lavata le mani, ho comprato un dolcetto, ho parlato con un addetto alle pulizie. Ho fissato l’orologio grande e ho deciso di tornare a casa. In treno ho letto un bel libro. Tornare a casa è stato come rientrare da un viaggio. Credo mi abbia fatto bene.

Oggi parto per Alba, dove incontrerò degli amici, berrò, berrò, berrò e poi, domani, insieme alla mia socia, terremo una lezione di piazza di Stiletto Academy (Piazza Falcone, ore 17.30).

Poi ci sarà il primo maggio e recupererò il lavoro arretrato, sempre ringraziando tutte le divinità del mondo di avere ancora un lavoro.

Il 5 e 6 maggio, allo Sheraton Malpensa ci sarà il nostro primo evento per spose, “Sì, mi voglio”.

Subito dopo mi chiuderò in casa a scrivere. Fino al giorno in cui tornerò in aeroporto. Ma stavolta per partire.

Questo è quello che succede. E, adesso, scusatemi, vado a bere il caffè.

Metà mela #3

Sono singol da un anno esatto.

Non è stato un anno molto divertente. Sì, sì, ho scritto, viaggiato, sono stata in TV e in radio, sono dimagrita, ho rivisto vecchi amici, ho fatto lavori belli, ho cambiato città, ho cambiato taglio di capelli, poi ho cambiato taglio di capelli, poi ho di nuovo cambiato taglio di capelli.

Poi ci sono stati gli uomini. Quando torni singol dopo tanti anni (e dopo i trent’anni) ti ritrovi selettiva, pigra, esigente, un po’ alcolizzata e meno zoccola di quanto tu e soprattutto gli altri possiate sperare.

Incontri uomini fidanzati, vai a letto con uomini fidanzati, lasci perdere gli uomini fidanzati. Poi incontri uomini sposati, vai a letto con uomini sposati, lasci perdere gli uomini sposati. Poi incontri i ventisettenni, a volte ventottenni, a volte ventiseienni. I ventisettenni, a volte ventottenni o ventiseienni, hanno l’entusiasmo, escono e bevono tutte le sere, hanno amiche che hanno dieci anni meno di te, hanno sempre voglia di fare sesso, dividono la casa con studenti, non guardano mai la TV, non parlano di politica e soprattutto non hanno una compagna che “amano moltissimo, ma non c’entra niente con questa mia storiella con te”. Fino al giorno in cui ti dicono “sono vecchio, tra un po’ avrò trent’anni e metterò la testa a posto”. Allora lasci perdere i ventisettenni-ventottenni-ventiseienni.

Poi ci sono i ritorni di fiamma. Di solito sono stempiati e hanno la pancia. Ma in nome dei vecchi tempi ci fai un giro, perché la nostalgia sa essere un forte afrodisiaco. Fino a quando non iniziano a dirti che sei cambiata, che a venticinque anni li avresti sì accompagnati in un club di scambi, che loro speravano che, che comunque sei ancora fica, però cos’è questa cosa che non ti basta una pizza d’asporto, davvero sei diventata così sofisticata?, ma ti ricordi che lo facevamo sempre in macchina?, cos’è questa storia che adesso serve il letto?, lo sai che c’è crisi, che non c’è una lira, ti ho detto che sono depresso?, la senti ancora quella tua amica dalle tette grandi?. Allora lasci perdere i ritorni di fiamma.

Poi capitano i grandi romantici e quelli un po’ ti fottono, ma tu hai ancora addosso tutti i cocci di una vita passata, hai appena tolto le foto di lui da portafogli, non riesci a lasciarti andare, pensi troppo, non ti piaci, non ti fidi. Ti lasci corteggiare e non ne sei convinta e aspetti e prima o poi arriveranno di nuovo le farfalle nello stomaco.

Qualcuno lo tieni, altri li abbandoni. Hai le chat di whatsapp sempre aperte. Ne prendi tre alla volta perché ti diano quello che cerchi in uno. A volte resti a casa a bere con le amiche.

Ogni tanto ti piace uno. E allora tutto sembra diventare bello. Però è proprio un caso rarissimo. Magari ha l’età giusta, fa il lavoro giusto, si veste nel modo giusto, dice le cose giuste, ha il sorriso giusto. Di solito ha appena iniziato a uscire con una tua cara amica. Ma tu aspetti. Non hai poi niente di meglio da fare.

L’importante è farsi trovare depilate, quando verrà il giorno.

 

 

Che poi non è

Ogni tanto qualcuno mi dice sei cambiata, non sei più quella mangiauomini senza cuore, non sei cinica, sei forse meno brillante, meno strafottente, meno carismatica. Allora io penso che si possa cambiare sempre, anche superata l’adolescenza, che possiamo essere altri da noi in ogni momento, quando prendiamo martellate sui denti e sul cuore, quando siamo stanchi, quando la vita ci cambia attorno, quando vogliamo conoscere sapori nuovi, quando non ce la facciamo più, quando gli altri ci abbandonano.

Ieri ho preso un treno che non arrivava da nessuna parte e mi sono messa a leggere quel libro tanto bello che non riesco a finire. Fuori dal finestrino era tutto così brutto che avevi voglia di osservare il panorama dentro. A volte penso a quando prendevamo insieme il treno e poi a tutti i treni della mia vita, quelli per scappare e quelli per tornare. C’è un sacco di vita in attesa sui treni.

E lo so che non sono più la stessa, non importa. Chi non si trasforma spesso muore. E chi resta sempre uguale mi spaventa, chi non ha le budella che si mescolano e creano nuovi dentro.

Stamattina non piove più, ma siamo stati presi in giro. Avevamo scambiato per primavera una cosa che non lo è. Come quando incontri un paio di occhi e ti sembrano quella cosa là. Che poi non è. E ci rimani anche un po’ male. Ma poi ti infili un golfino e aspetti. Non può piovere per sempre. Perché altrimenti vaffanculo.

Allora vivo

Ho usato un sacco di metafore per raccontare quello che mi è successo nell’ultimo anno. Ho scritto tantissimo, ma proprio tanto, su me stessa, i miei sentimenti, le paure, le ansie, le attese, i ricordi, i progetti, le speranze.

Il blog è un diario, è una pagina bianca in cui metti te stesso, ma per me non era mai stato così. Era una vetrina per Dania, per i suoi pensieri sulla satira, sul precariato, sul sesso, sugli uomini.

Il 24 aprile 2011 è il giorno in cui sono morta. È una data che segna un prima e un dopo. È una data che alla fine ho scelto, dopo mesi in cui sbattevo la testa contro i muri, digiunavo, piangevo sempre, sempre, non parlavo mai o parlavo troppo, ero chiusa in una casa con un silenzio assordante. È la data in cui non ce l’ho fatta più e ho deciso che non potevo essere ancora io.

È passato un anno e mi sono successe molte cose, belle e brutte, piccole e enormi, crudeli e dolci. Ho scritto un libro sull’amore, in gran parte raccontando quello che avrei voluto dicessero a me, ho lavorato in TV, pur non avendo età e aspetto televisivi, ed è stata una bellissima esperienza. Ho girato l’Italia con Stiletto Academy, ho conosciuto amiche che adesso sento tutti i giorni e delle quali non potrei più fare a meno. Sono stata insultata, presa in giro, allontanata dagli amici. Sono stata ferita, in modi meschini, sono stata fregata (e qui parlo -ahimé- di soldi), usata, abbandonata ancora e ancora. Nei periodi in cui sei fragile ci sono due tipi di persone che ti stanno accanto: quelli che fanno di tutto per sorreggerti e quelli che fanno di tutto per affossarti. Succede per tutti. Io avevo anche questo enorme sfogo dei Social Network e Dania si è messa da parte ed è arrivata Daniela, e mentre Dania non sbagliava un colpo, Daniela ha fatto e detto cose imperfette, come me.

A un certo punto è finita una storia d’amore e ci ho messo del tempo per superarla. È passato qualche altro uomo, ma poi non si è fermato. Poi ho fatto le valigie, ho chiuso la casa a Padova, ricomprata a fatica, e sono venuta a stare a Milano.

Milano ha il grande vantaggio di non farti mai sentire estraneo. A Roma, a Napoli, se non sei nato lì non ti sentirai mai completamente del posto, mentre Milano è democratica, dà la cittadinanza a tutti. Sei di casa non appena hai i tuoi posti, quando vivi tutta la tua vita nel quartierino, quando eviti la corsa in via Torino o al Duomo nei giorni di punta, quando passi le serate in osteria in Porta Romana, quando conosci a memoria le linee della metro.

Allora mi sono trasferita qui e non è sempre bello. A volte ci sono gli amici, gli amanti, i parenti, le cose da fare, da vedere. Altre volte sei sola con te stessa e il gatto e vorresti scappare lontano, magari vedere il mare, salpare su un cargo battente bandiera liberiana e non tornare più.

Adesso vivo di espedienti, ho pochi lavori, pochissimi soldi, qualcosa da scrivere, un affitto, una coinquilina, solo amici a cui voglio bene, qualche uomo di passaggio e mai troppo giusto, qualche progetto che non ho la grinta di portare avanti, il mio blog.

Sono morta un anno fa e adesso un po’ rinasco, mi alleno, cambio pettinatura ogni due mesi, imparo a sorridere, non racconto più a nessuno i fatti miei, quando mi feriscono riparo con il cabernet, ho una terribile paura nel futuro, ma dicono che significa essere vivi. Allora vivo.

Disperati e belli

Oggi piove. Non pioveva così tanto da tempo. Milano con la pioggia è Milano, così umida e grigia, così sporca e lucida, così veloce e piena. La osservo dalla finestra e non ho voglia di uscire e il mio mondo è in uno schermo e non ho bisogno di docciarmitruccarmivestirmi per andare a lavorare.

Sono giorni disperati perché non riesco a fare quello che dovrei, non riesco a finire le cose, a scrivere, a pagare i debiti. Sono giorni disperati e belli, perché sono pieni di ritorni, di incontri, di parole e bicchieri di vino.

Ho camminato per chilometri e chilometri e poi il tempo è passato. Un tempo credevo di poter vivere di arte e talento, adesso inizio a credere che servano disciplina e metodo. E fortuna. Serve tanta fortuna.

Mi sono circondata solo di persone a cui voglio bene e che mi vogliono bene. Cammino ancora a zig zag per evitare gli ostacoli e per evitare te. Oggi piove e mi sento serena. Sono giorni disperati e belli. Meno male che ho l’ombrello.

Ne vale la pena

Mi sono fermata a pensare a quello che resta e quello che passa. Quello che resta riempie a malapena una stanza e poi quasi tutto il cervello e il cuore. Quello che passa è andato, a volte non ci penso nemmeno più.

Dormo molto perché è primavera e poi sogno e a volte ti sogno. Devo iniziare le cose nuove e procrastino, posticipo, trovo scuse, mi mento, mi arrotolo come un gatto sul letto e non ho voglia.

È tutto nuovo e Milano ha altri colori oltre il grigio. Sono senza un soldo e ho una strana fiducia nel futuro. Un anno fa ero morta e adesso cambio vita di continuo.

Tutto sommato, ne vale la pena.

Quello che succede

Succede che ho accumulato lavori e non riesco a sbrigarli, perché sono stanca, non sono in forma. Mi faccio un caffè e mi affaccio alla finestra e guardo le terrazze piene di primavera e le macchine in seconda fila e la gente che indossa i colori pastello e mi sento quasi meglio.

Succede che ho mille progetti in testa e ho la testa che gira. Forse è il cambio di stagione, forse sono i pensieri che emigrano, l’insonnia, l’alcol che domani – giuro! – smetto, le cose da scrivere, l’ispirazione che non arriva, i soldi che finiscono.

Dovrei uscire più spesso, esco quasi solo la sera o per andare in palestra o per fare la spesa o per vedere qualche amico. Lavoro da casa e la casa è una tana e non c’è spazio per le fughe, c’è solo spazio per nascondersi.

L’altro giorno mi hanno chiesto: “hai poi trovato l’amore?”.

C’è un sacco di sole oggi e la mia testa gira. Mi doccio, mi vesto, mi trucco ed esco.

Questo è quello che succede.

Sì, mi voglio

Un anno fa eravamo più timide, molto entusiaste, piene di dubbi e sempre connesse perché avevamo avuto un’idea. Un’idea che era un  po’ sogno e un po’ follia e ne avevamo davvero bisogno.

Così è nata Stiletto Academy e Veronica e io ne abbiamo viste davvero tante in un anno (viaggi, lavori splendidi, TV, radio, giornali, amori che vanno, amori che non tornano, amici, champagne per festeggiare qualsiasi cosa valga la pena festeggiare).

Poi ci siamo dette che era ora di partire con un’idea nuova e ci siamo messe a parlare, parlare, bere un bicchiere di vino, viaggiare, discutere con altre persone ed è nato Sì, mi voglio.

Sì, mi voglio è il primo week end di addio al nubilato, dedicato alle future spose e alle loro amiche, pieno di corsi divertenti, di momenti di relax in SPA, di cibo, di tanto vino, di tacchi a spillo, di poker, di burlesque.

Saranno due giorni, nel bellissimo Sheraton Malpensa, dedicati alle donne e alle amiche e al futuro e anche al dannato amore, quello che ti fa dire Sì, lo voglio per (quasi) tutta la vita.

Tutte le informazioni le trovate qui.
Per il resto, noi ci divertiamo molto, proprio perché lo vogliamo.

Non abbiate mai pudore delle vostre idee.

L’inverno dura un anno e poi arriva primavera

Era inverno da un anno intero. C’erano colori scuri e nuvole e attese e silenzi e pianti disperati e fini senza inizi e alberi senza fiori e freddo e poca voglia di uscire. Era inverno da così tanto tempo e c’erano i treni, sempre di corsa, sempre pieni, c’erano i dubbi, le cose lasciate a metà, le occhiaie, le notti insonni, gli aperitivi da bere per dimenticare, i capelli sempre in disordine, i vestiti nuovi e mai indossati, le scarpe troppo strette, le lettere scritte e mai inviate, le foto da fare a pezzi, i ricordi da cancellare.

C’erano cose tristi e tanto inverno. Da un anno intero.

Poi è passato. Sono arrivati il sole, le giacche leggere, l’ombretto nero nero sugli occhi, le mani degli amici, i sorrisi dei nuovi sconosciuti, i ritorni, gli inizi, i progetti, le speranze, le parrucche colorate, i vestiti a fiori, i baci, le verità raccontate a occhi chiusi, gli abbracci.

È passato. L’inverno dura un anno e poi arriva primavera.

Lo stupido buonumore

Mi sono svegliata allegra e c’era il sole e tutte le cose da fare mi sono sembrate così poco urgenti, poco interessanti e allora ho finito in fretta il lavoro e sono uscita a fare due passi ed ero senza giacca e mi sembrava la prima primavera dopo così tanto tempo.

E poi mi sono messa a pensare a quelle cose che pensi solo quando non hai la testa libera da cosedafare, cosedafinire, cosedarisolvere e ho pensato che una volta era facile dimenticarsi delle persone, che adesso scopri sui social network che sono vive e sposate e hanno figli e vivono in NordAfrica o cose così. Ho pensato che non ho più venticinque anni da un pezzo e che continuo a sentirmi come allora. Ho pensato che dovrò comprare delle scarpe leggere, da mettere senza calze in questi giorni di meraviglia. Ho pensato che – pensa te! – fino a qualche giorno fa sembrava non andare e poi va.

Va sempre e a volte si aggiustano le cose, ma solo se le affronti una alla volta, un problema alla volta, una rogna alla volta, un desiderio alla volta.

Ho pensato che posso fermarmi un po’ così, che non c’è nessuna fretta.

Mi sono messa a fare pensieri leggeri e c’era il sole e c’era Milano che lavorava e c’erano i ragazzini che uscivano da scuola, c’era la mia musica nelle orecchie, c’erano gli occhiali da sole, c’erano i sorrisi ai passanti sconosciuti, la leggerezza, i semafori verdi e lo stupido buonumore.